Manca George W. Bush, ma c'è il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, e tante altre donne, dal ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, alla regina Elisabetta. E' l'elenco delle 100 persone più influenti al mondo, uscito sulla rivista Time.
La lista di coloro che si distinguono per «potere, talento ed esempio morale» è divisa in cinque categorie (artisti, leader, pionieri, scienziati e grandi personaggii) e comprende anche i due candidati del partito Democratico alla Casa Bianca, Hillary Clinton e Barack Obama. L'ex vice presidente Usa, Al Gore, è in cima alla lista degli «scienziati e pensatori».
Tra i personaggi del mondo dello spettacolo figurano il cantante senegalese Youssou N'Dour, il soprano russo Anna Netrebko, Justin Timberlake, il protagonista di «Borat» Sacha Baron Cohen, la modella Kate Moss e il regista Martin Scorsese. Nessun italiano nella classifica che tra i 71 uomini e 29 donne più influenti annovera anche Papa Benedetto XVI.
La lista:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2007/05_Maggio/03/pop_100.shtml
Fonte: Time 4-05-07
http://www.time.com/time/specials/2007/time100
sabato 5 maggio 2007
La lista dei potenti
Manca George W. Bush, ma c'è il segretario di Stato Usa, Condoleezza Rice, e tante altre donne, dal ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, alla regina Elisabetta. E' l'elenco delle 100 persone più influenti al mondo, uscito sulla rivista Time.
La lista di coloro che si distinguono per «potere, talento ed esempio morale» è divisa in cinque categorie (artisti, leader, pionieri, scienziati e grandi personaggii) e comprende anche i due candidati del partito Democratico alla Casa Bianca, Hillary Clinton e Barack Obama. L'ex vice presidente Usa, Al Gore, è in cima alla lista degli «scienziati e pensatori».
Tra i personaggi del mondo dello spettacolo figurano il cantante senegalese Youssou N'Dour, il soprano russo Anna Netrebko, Justin Timberlake, il protagonista di «Borat» Sacha Baron Cohen, la modella Kate Moss e il regista Martin Scorsese. Nessun italiano nella classifica che tra i 71 uomini e 29 donne più influenti annovera anche Papa Benedetto XVI.
La lista:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2007/05_Maggio/03/pop_100.shtml
Fonte: Time 4-05-07
http://www.time.com/time/specials/2007/time100
venerdì 4 maggio 2007
Una compagna per George
La creatura vivente più rara, una tartaruga gigante ritenuta l’ultima della sua specie, potrebbe, dopo tutto, non essere così sola. La proposta arriva da alcuni genetisti e dà nuove speranze a "Big George" anche chiamato "Lonesome George" (George il Solitario): dei biologi stanno considerando la possibilità di farlo riprodurre in cattività.
Una volta c’erano migliaia di tartarughe giganti che vagavano sulle pendici del vulcano Pinta nelle Isole Galapagos. Oggi non ce n’è nessuna, soprattutto a causa dei marinai che per secoli le hanno cacciate per mangiarle. La sola testuggine di Pinta, soprannominata “Gorge il Solitario” è stata scoperta nel 1972 e tenuta in cattività nella speranza di trovargli, un giorno, una compagna.
Incredibilmente, più di 35 anni dopo, il giorno potrebbe essere arrivato. Alcuni biologi delle conservazione sono incappati in una tartaruga che aveva chiaramente degli antenati provenienti da Pinta, mentre studiavano il DNA delle tartarughe di un’isola vicina, l’Isola Isabela. “E’ davvero una sorpresa” ha detto Jeff Powell, professore di ecologia e biologia evoluzionista all’Università di Yale, nel Connecticut (Stati Uniti). Powell pensa che tutto questo possa dare una nuova speranza alla specie di Big George.
Powell ed i suoi colleghi hanno analizzato il DNA di 27 tartarughe provenienti dal vulcano Wolf sull’Isola Isabela. Una di queste sembra essere un incrocio tra un maschio Pinta e una femmina Isabela. Sfortunatamente anche questo esemplare è un maschio. Ma la sua esistenza ha fatto sorgere la possibilità che esista una femmina con geni Pinta, valida partner per George.
L’animale studiato dai ricercatori, nominato PBR03, ha, probabilmente solo una trentina d’anni. Ma potrebbe avere un sacco di sorelle con lo steso assortimento di geni. Secondo Powell c’è perfino l’opportunità di trovare una vera e propria femmina Pinta.
La Fondazione Charles Darwin, che coordina la ricerca scientifica sulle isole, stima che ci potrebbero essere qualcosa come 1 500 tartarughe nell’area dove è stato trovato PBR03. “Questo suggerisce la necessità di intraprendere un’indagine ampia e immediata su questa popolazione, alla ricerca di altri individui con antenati Pinta” ha aggiunto Gisella Caccone, che è coinvolta nello studio. “Andiamo lì e vediamo cosa troviamo”.
“Se sarà trovato un individuo femmina con un indiscutibile antenato Pinta, cercheremo, sicuramente, di sviluppare su di loro un programma di accoppiamento in cattività” ha chiarito Bryan Milstead, capo della ricerca sui vertebrati della Fondazione Charles Darwin.
La rinnovata speranza che George il Solitario potrebbe essere persuaso a riprodursi, ha fermato i piani che prevedevano di ripopolare il vulcano Pinta con un altro tipo di tartarughe. Tuttavia, un processo di riproduzione in cattività su Big George, richiederebbe molti anni e il tempo potrebbe essere un lusso che il Pinta potrebbe non avere. In assenza di consumatori primari, infatti, molte specie di piante stanno dominando sulla vegetazione mista dell’isola, minacciando la sopravvivenza di molte altre specie. “Dovremmo considerare molto attentamente se vale la pena di correre il rischio di aspettare” ha concluso Milstead.
Fonte: Current Biology (vol 17, p 318) e Ulisse 2-05-07
Il mistero delle api scomparse
Da casa al lavoro e poi dal lavoro a casa. Ogni giorno le api bottinatrici lasciano il loro alveare per passare la giornata a raccogliere nettare. Durante le loro visite da un fiore all'altro, facilitano l'impollinazione di numerose piante, ma da qualche tempo questa tranquilla routine è sconvolta dal mistero di miliardi di insetti che sembrano svanire nel nulla.
All'arrivo della primavera gli apicoltori statunitensi hanno trovato una amara sorpresa: la maggior parte dei loro alveari era vuota. Una perdita del 20% degli esemplari durante la stagione fredda è normale ma qui si parla di ben altri numeri. Sulla costa occidentale le colonie di api si sono ridotte del 30-60% mentre sulla costa orientale ed in Texas si è arrivati addiritura al 70%. Assommando tutte le denunce degli apicoltori si arriva ad una perdita dell'ordine dei miliardi di esemplari.
Il dato che più sconcerta gli esperti è che i corpi degli insetti che mancano all'appello non sono stati trovati all'interno negli alveari, come accade normalmente quando una colonia è decimata da una qualche patologia. Dove sono finiti i miliardi di api scomparse?
A preoccupare non è tanto il calo nella produzione di miele, quanto il prezioso ruolo delle api nell'economia agricola americana, ed in particolare nella frutticultura. Gli apicoltori statunitensi affittano i loro alveari ai coltivatori, muovendosi da uno stato all'altro all'inseguimento della stagione della fioritura.
Anche altri insetti ed alcuni uccelli contribuiscono all'impollinazione ma le api sono sicuramente le principali protagoniste. Il raccolto delle mele in Pensylvania o quello delle mandorle in California, tanto per fare un esempio dipendono quasi totalmente dalle api.
Secondo uno studio della Cornell University questi piccoli insetti contribuiscono per un terzo del fatturato totale della frutticoltura statunitense, vale a dire circa 15 miliardi di dollari annui.
Gli scienziati sono perplessi. Per il momento al fenomeno è stato dato il nome di "Colony Collapse Disorder", CCD, anche se nessuno sembra in grado di comprendere quale ne sia la causa. Le api sopravvissute mostrano un indebolimento del sistema immunitario ed una maggiore vulnerabilità all'attacco di parassiti e malattie.
Una possibili ipotesi è che un qualche tipo di stress deprima le difese naturali delle api causando il collasso delle colonie.
Altri puntano il dito contro i pesticidi utilizzati in agricoltura. Le api sono infatti molto sensibili alle sostanze chimiche utilizzate nella lotta agli insetti dannosi. Dosi subletali, non in grado di uccidere le api, potrebbero però danneggiarne il sistema nervoso, e con esso le sofisticate abilità di navigazione che consentono alle bottinatrici di ritrovare la strada di casa dopo una dura giornata di lavoro.
Insomma, le api scomparse si sarebbero perse.
Purtroppo, nonostante tutti nostri progressi tecnologici, per impollinare i raccolti non abbiamo ancora trovato un'altenativa alle api. Senza di loro i consumatori americani rischiano di vedere drasticamente tagliata l'offerta di zucche, cetrioli, mele, fragole, mirtilli, e perfino dei tradizionali cranberries.
Fonte: LSWN 4-05-07
Ma che stresssss
Già da metà degli anni '80 alcuni scienziati, tra cui Robert Sapolsky e Bruce McEwen, avevano scoperto che nel macaco lo stress provoca un danno all'ippocampo e Sapolsky, neurobiologo con formazione antropologica ipotizzò che fosse il cortisolo, prodotto sotto stress, a danneggiare l'ippocampo. Questa ipotesi fu poi confermata da molti studi successivi.
Nel 1997 si è avuta la prima dimostrazione che lo stress causa il blocco della produzione di cellule staminali nell'ippocampo di un individuo adulto. La ricerca era stata effettuata da una scienziata americana esperta nello studio della neurogenesi, Elizabeth Gould. Tutte queste ricerche sono state condotte sul cervello dei macachi, che è molto simile a quello dell'uomo.
Nel 1998 si è avuta la dimostrazione sull'uomo che la produzione eccessiva e prolungata di cortisolo, come avviene nelle situazioni di stress cronico, causa una riduzione dell'ippocampo e dei danni alla memoria e alle abilità cognitive. Quest'ultimo studio, guidato da Sonia J. Lupien, del laboratorio di ricerca sullo stress della canadese McGill University, dimostra che in uomini in buona salute, che registrano livelli elevati di cortisolo, dopo 5 anni dalle prime rilevazioni, si osserva una riduzione dell'ippocampo del 14% oltre che una diminuzione della memoria e delle facoltà cognitive.
Inseguito la stessa Sonia J. Lupien, ha condotto una ricerca su anziani con un'età tra i 60 e gli 87 anni, monitorandoli per alcuni anni. In caso di un aumento moderato di cortisolo, si riesce ad impedire i danni all'ippocampo con un farmaco che riduce la sintesi dell'ormone; il farmaco però non agisce nelle persone che hanno da molto tempo livelli molto alti di cortisolo.
La ricercatrice ha osservato che per contrastare la diffusione delle demenze, è necessario intervenire nel periodo centrale della vita delle persone per regolare l'eccessiva produzione dell'ormone dello stress. Questo si può fare anche senza farmaci, imparando a tenere sotto controllo lo stress.
Recenti studi hanno confermato un effetto protettivo del deidroepiandrosterone (DHEA), un ormone prodotto dal cervello e dalla corteccia delle surrenali (come il cortisolo). Questo ormone androgeno svolge un'azione antistress e contrasta l'effetto del cortisolo. Il DHEA stimola la neurogenesi, a differenza del glutammato (contenuto in alcuni cibi), che è un neurotrasmettitore eccitatorio.
Fonte: Molecularlab 3-05-07
martedì 1 maggio 2007
America's cup
So che non è scienza ma è un'altra delle mie passioni...
Ieri Luna Rossa ha battuto gli Svedesi di Victory Challenge ed è salita al primo posto in classifica della Louis Vuitton Cup, insieme a BMW Oracle, con 23 punti. Dietro di loro segue New Zealand (20 punti), Mascalzone Latino è sceso al 6° posto, dopo aver perso con New Zealand, e +39 è solo al 9° posto.
Oggi a Valencia il vento ha raggiunto i 28 nodi e le regate sono ferme...
Ma la semifinale è oramai vicina!
Il nuovo pianeta
È il più piccolo pianeta al di fuori del sistema solare scoperto finora. Ed è anche quello che sembra avere la probabilità maggiore di ospitare acqua in forma liquida, condizione necessaria perché la vita, così come la conosciamo, si sviluppi.
Il pianeta è stato scoperto, grazie al telescopio dell’Eso (European South Observatory) che si trova in Cile, da un’équipe di astronomi francesi, svizzeri e portoghesi. «I ricercatori non hanno visto in senso stretto il pianeta - spiega l’astrofisica Margherita Hack - ma ne hanno dedotto l’esistenza dai disturbi che la sua massa provoca sul moto della stella intorno a cui ruota. Così, del resto, sono stati scoperti finora tutti i pianeti al di fuori del sistema solare».
Degli oltre 200 pianeti che in una decina di anni sono stati individuati, quest’ultimo però è il più interessante. La sua massa è solo 5 volte quella della Terra, si può considerare quindi un pianeta piuttosto piccolo. «Finora - dice Hack - i pianeti scoperti erano tutti delle dimensioni di Giove o addirittura più grandi. Di solito, i pianeti così grandi si trovano allo stato gassoso e sono molto caldi: circa mille gradi centigradi. In questo caso, invece, il pianeta è piccolo e poco caldo». In effetti, il nuovo pianeta è circa 14 volte più vicino alla sua stella, che si chiama Gliese 581, di quanto noi lo siamo al Sole. Tuttavia, Gliese 581 è una nana rossa, ovvero una stella più piccola e più fredda del Sole: «la sua temperatura - prosegue Hack - dovrebbe aggirarsi intorno ai 2000 gradi, mentre quella del Sole è di circa 6000. Data la distanza a cui si trova il nuovo pianeta da questa stella, i ricercatori hanno dedotto che la sua temperatura dovrebbe essere compresa tra 0 e 40 gradi centigradi. Questo vuol dire che, se ci fosse dell’acqua, sarebbe allo stato liquido». Inoltre, «il raggio del pianeta è solo una volta e mezza quello della Terra e i modelli matematici prevedono che in queste condizioni il pianeta sia o roccioso o completamento coperto da oceani» ha detto Stéphane Udry, uno degli autori dell’articolo uscito sulla rivista «Astronomy and Astrophysics» in cui si annuncia la scoperta.
Gliese 581 è tra le 100 stelle più vicine a noi: dista dalla Terra circa 20,5 anni luce e si trova nella costellazione della Bilancia. Il pianeta simile alla Terra compie un’orbita completa intorno ad essa in 13 giorni e sembra che sia in compagnia di almeno altri due pianeti.
Naturalmente è impensabile poter inviare una sonda per vedere cosa effettivamente accade intorno a questa stella. Benché vicina, la sua distanza dalla Terra è comunque enorme: «circa 600 milioni di volte quella tra noi e la Luna», spiega Hack. È per questo che oggi il pianeta non si riesce a vedere. «C’è, però, un grosso progetto europeo per la costruzione di un telescopio con uno specchio di diametro compreso tra 50 e 100 metri: forse con questo strumento potremo in un futuro vedere di più», si augura Hack.
Intanto, si fanno progetti. «Questo pianeta - ha detto Xavier Delfosse, ricercatore dell’università di Grenoble che ha partecipato allo studio, - è un possibile ed importante obiettivo per le future missioni spaziali dedicate alla ricerca della vita extraterrestre». Un obiettivo che potrebbe anche far rivedere i pesanti tagli al budget praticati dalla Nasa, l’ente spaziale americano, alla ricerca di vita al di fuori della Terra dopo le delusioni venute da Marte.
Fonte: L'unità 25-04-07
Messico: legge sull'aborto e scomuniche
L'arcidiocesi di Città del Messico ha scomunicato il sindaco di Città del Messico, Marcelo Ebrard, e tutti i deputati del «Distrito federal» che hanno votato e approvato la settimana scorsa il provvedimento di depenalizzazione dell'aborto. La notizia è stata data ufficialmente dalla stessa arcidiocesi guidata dal cardinale Norberto Rivera Carrera, che in questi giorni si trova a Roma.
Il portavoce del cardinale, il sacerdote Hugo Valdemar, riferendosi ai parlamentari di Città del Messico - la capitale è governata da una maggioranza di sinistra - ha affermato: «Abbiano la decenza di non entrare in cattedrale né in nessuna altra Chiesa cattolica del mondo finché non saranno perdonati». La scomunica ha precisato Valdemar, «è un fatto, una legge della Chiesa che si applica ai cattolici».
Il Parlamento del Distretto Federale ha approvato la legge con 46 voti a favore e 19 contrari, il provvedimento ammette l'aborto entro le prime 12 settimane di gravidanza. La discussione della legge è stata accompagnata da forti polemiche e da dimostrazioni di piazza da una parte e dall'altra, mentre la Chiesa ha fatto sentire la sua voce. Anche dal Vaticano è arrivato un messaggio di Benedetto XVI che invitava i vescovi del Messico a difendere la vita.
Si tratta di una svolta in America Latina, in quanto l'unico Stato che fino ad ora si era dotato di una legislazione favorevole all'interruzione di gravidanza era Cuba. In questi mesi la discussione sull'aborto e quindi su leggi che ne permettessero la pratica, si è aperta in Paesi come il Brasile e l'Argentina, che insieme al Messico sono fra i paesi cattolici più grandi del mondo. La scomunica contro i politici che hanno votato la legge favorevole alla depenalizzazione dell'aborto rappresenta poi una presa di posizione particolarmente dura da parte della Chiesa messicana sulla quale lo stesso Vaticano nei giorni scorsi aveva espresso qualche perplessità.
Secondo il codice di diritto canonico infatti la scomunica latae sententiae appannaggio del vescovo, comprende chi ricorre alla pratica dell'aborto, cioè la donna, e chi lo rende possibile, cioè lo attua, vale a dire i medici. I politici fino ad ora non erano stati chiamati in causa per la scomunica ma solo richiamati con estrema fermezza a una coerenza di comportamenti con la dottrina della Chiesa in materia. Dunque quanto affermato dall'arcidiocesi della capitale messicana costituisce un ulteriore escalation nel confronto-scontro che in questi mesi divide la Chiesa da settori importanti della politica e delle istituzioni nell'area latinoamericana. Di fatto la linea di dura intransigenza inaugurata da Norberto Rivera Carrera sull'aborto viene messa in campo dalla Chiesa a pochi giorni dall'arrivo del Pontefice in Brasile a San Paolo e dall'inizio della V conferenza dell'episcopato latinoamericano.
Il sindaco Marcelo Ebrard, Partito della rivoluzione democratica (Prd, di sinistra), intanto, ha chiesto alla Conferenza episcopale messicana le carte della sua scomunica ovverosia la «copia del procedimento di scomunica» per vedere se esso «è conforme con le procedure vaticane». Il sindaco della metropoli messicana si è dichiarato cattolico ma ha detto di essere alla guida di un «governo responsabile». «L'unica cosa che voglio dire ai vescovi messicani è che viviamo nel XXI secolo, non nel XVI», ha detto Ebrard.
Senza prendere in considerazione la richiesta di un referendum presentata da più di 76 mila cittadini, l'Assemblea Legislativa del Distretto Federale (ALDF) aveva approvato il 24 aprile scorso la proposta di riforma al Codice Penale che contempla appunto la depenalizzazione dell'aborto durante le prime 12 settimane di gestazione. La nuova legge, approvata con 46 voti a favore, 19 contrari ed una astensione, contempla la riduzione delle pene per le donne che decidano di interrompere la gravidanza dopo il termine delle dodici settimane. Nella stessa sessione l'Assemblea Legislativa ha approvato anche una serie di cambiamenti nella Legge Sanitaria locale secondo cui le istituzioni sanitarie pubbliche della città dovranno rispondere alle richieste di interruzione della gestazione da parte delle richiedenti, e obbliga il Governo a promuovere la salute sessuale ed i diritti riproduttivi, come la maternità e paternità responsabile.
Città del Messico si è così aggiunta a Cuba, Guayana e Porto Rico, che sono per il momento gli unici luoghi in America Latina e nei Caraibi che permettono questa opzione. Alla vigilia della votazione, i Vescovi di Oaxaca hanno pubblicato un comunicato nell'intento di chiarire alcuni aspetti e rispondere ad alcune domande che si usano come pretesto per giustificare e promuovere condotte contrarie alla vita. I Vescovi avevano ricordato che «benchè un governo depenalizzi l'aborto, questo continuerà ad essere un crimine abominevole e seguirà ad essere vigente il comandamento di Dio: "Non uccidere". Le alternative per la soluzione di questo problema dovranno ricercarsi nell'intensificare gli sforzi tesi a migliorare la salute e l'educazione autentica e completa».
Fonte: L'unità 30-04-07
Iscriviti a:
Post (Atom)